La lettura de L’imperialismo di Hobson (1902) è un’occasione rara per collocare l’esperienza del mondo contemporaneo in una prospettiva storica. Per l’analisi vivace dei rapporti di dominazione, per la freschezza sorprendente con cui ci introduce alla patologia di un’intera epoca, per l’ispirazione liberale e democratica, questo classico di Hobson è un compagno di viaggio prezioso per comprendere quanto cammino è stato percorso e quanto resta da compiere in un mondo ancora sognato da grandi asimmetrie e da enormi diseguaglianze.
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Rosa Luxemburg – L’accumulazione del capitale
Tom Kemp – Teorie dell’imperialismo. Da Marx a oggi
Questo volume offre una serie di analisi comparate, svolte da un punto di vista marxista, di alcune tra le principali teorie dell’imperialismo. Tom Kemp, uno studioso inglese che insegna all’Università di Hull, inizia il suo esame con alcuni cenni sull’opera di Marx, individuando nei suoi scritti la descrizione dei fenomeni economici e sociali e le leggi di sviluppo che stanno alla base delle teorie marxiste sull’imperialismo. Dopo un capitolo su Hobson, cui si deve il conio del termine e la prima trattazione sistematica del problema, Kemp esamina le opere «classiche» di Rosa Luxemburg e di Lenin, considerata – quest’ultima – come la massima sistemazione teorica, e punto di riferimento degli sviluppi della teoria. L’autore passa poi alla critica di altre tesi: quelle dei sottoconsumisti liberali, degli autori che considerano l’imperialismo come un fenomeno essenzialmente politico (tra cui Schumpeter), nonché dei sovietici e dei comunisti «ortodossi». Nella sua vivace e spesso polemica esposizione, l’autore giunge ad affrontare questioni molto più ampie, prendendo in considerazione diversi problemi nei campi dell’economia, della storia, della sociologia e della politica. Il volume assolve cosi un duplice compito di esposizione critica e di stimolo al dibattito.
Rudolf Hilferding – Il capitale finanziario
Renato Monteleone – Teorie sull’imperialismo
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Joseph Schumpeter – Sociologia dell’imperialismo
Questo volume raccoglie due significativi saggi di J. A. Schumpeter. Nel primo, Sociologia degli imperialismi, l’A. analizza i casi più importanti di imperialismo che si sono succeduti nel corso dei secoli: dall’antico Egitto all’impero romano, agli imperatori tedeschi del tardo Medioevo, al colonialismo inglese del diciannovesimo secolo. Nel secondo saggio, Le classi sociali – in ambiente etnicamente omogeneo, l’analisi de!l’imperialismo come fenomeno politico si collega strettamente alla tematica dello sviluppo economico e alla ricerca sulle classi sociali. La tesi di Schumpeter è che non si possa definire l’imperialismo fermandosi solo alla fase più recente dello sviluppo del capitalismo industriale, come aveva fatto Lenin, e trascurando d’altra parte i processi storici e le trasformazioni sociali che rendono la realtà contemporanea ben diversamente articolata. Gran parte della borghesia e la stessa classe operaia, secondo Schumpeter, sono costituzionalmente contrarie a politiche espansionistiche aggressive che non rappresentano la miglior via per la propria crescita economico-sociale. Politici demagoghi, frange di intellettuali, caste militari sono certamente più responsabili dei capitalisti, a giudizio dell’economista austriaco, nel provocare fenomeni imperialistici e nell’alimentarli « culturalmente ». Di qui l’ obbligo di storicizzare l’imperialismo e di valutarne lo svolgimento anche autonomamente dall’analisi dei rapporti di produzione.
Felix Greene – Il nemico. L’imperialismo
Che cosa è l’imperialismo? Come è incominciato? Come funziona? Quali sono i suoi punti deboli? Il volume di Felix Greene, già noto per i libri e i film che ha dedicato a Cina e Vietnam, risponde a questi interrogativi con una documentazione precisa e una chiarezza di linguaggio, che lo rendono indispensabile a chi voglia orientarsi in uno dei problemi decisivi del nostro tempo. L’imperialismo di cui Greene smonta i meccanismi non è una idea astratta, ma una organizzazione che in modo diretto travolge e degrada l’esistenza di centinaia di milioni di uomini, che produce la violenza, la guerra, le ingiustizie razziali e sociali, lo sfruttamento dei paesi poveri, la disumanizzazione della società industriale. La documentazione di Greene si basa soprattutto sugli Stati Uniti, «forza trainante dell’imperialismo, ovunque esso operi», e sulla loro strategia politica, economica e militare, che non ha solo per oggetto i paesi «sottosviluppati», ma anche i paesi industrialmente avanzati dell’Occidente. L’ultima parte del volume è infine dedicata alle alternative rivoluzionarie, fase iniziale — dice Greene — di un conflitto implacabile.
La Russia pre-rivoluzionaria e Le origini del socialismo russo. Centenario Rivoluzione russa 1917-2017 – seconda sezione
Cari amici di LDB, eccoci pronti per la seconda parte del nostro progetto celebrativo della Rivoluzione russa (QUI il piano completo): adesso si comincia a fare sul serio.
Come potete notare, la sezione stavolta è divisa in due tronconi, uno dedicato alla Russia prerivoluzionaria, con particolare riguardo alla casata dei Romanov e alla loro corte, l’altro alle origini del socialismo russo, concentrato nella figura di tre maestri quali Herzen, Bakunin e Cernysevsky. Tutte queste suggestioni trovano sfogo nei volumi del Venturi, una vera chicca offerta dal compagno Grattacielo: uno strumento intellettuale tanto imprescindibile quanto, ahimè, introvabile, se non a prezzi non proprio modici (eufemismo).
Ringrazio, oltre al leggendario Grattacielo, il vate Zovvo, Aletinus e Pierre (Matteo Carlini). E ovviamente grazie a tutti voi che avete donato, contribuendo a rendere così ricca la selezione di consigli. A coloro che ancora non lo hanno fatto, o a quelli che vorrebbero farlo di nuovo, ricordo al solito il LINK DONAZIONE.
Franco Venturi – Il populismo russo Volume I. Herzen, Bakunin, Cernysevskij
Tre uomini eccezionali stanno all’origine dell’intelligencija e del movimento rivoluzionario della Russia ottocentesca. Herzen, lucido testimone della Mosca degli anni ’30 e ’40, geniale partecipe del Quarantotto italiano e francese, guida sensibile della Russia che si apre, con gli anni cinquanta, alla liberazione dei servi. Bakunin, capace di trovare una strada fuori della soffocante atmosfera dell’età di Nicola I verso la sinistra hegeliana, la Francia insorta, una nuova visione dei rapporti tra i popoli slavi e l’Europa. Cernysevskij, primo a tradurre le idee populiste in una forza intellettuale e politica effettiva, maestro e modello di due generazioni di giovani rivoluzionari russi, Lenin compreso. Con loro e attorno a loro si muove tutta la Russia scontenta e ribelle del primo Ottocento, dai contadini ancor servi agli studenti ancora in uniforme, dagli intellettuali isolati ai primi gruppi socialisti e rivoluzionari.
Franco Venturi – Il populismo russo Volume II. Dalla liberazione dei servi al nihilismo
Il 19 febbraio 1861 l’imperatore Alessandro II pubblica il manifesto che libera dalla servitù la grande maggioranza della popolazione del suo immenso impero. Rivolte e preghiere, speranze· e deprecazioni passano a rapide ondate sulla terra russa, costretta ad ammettere che si è aperta una nuova epoca della sua storia. Se il gran mare contadino pare presto assestarsi nella nuova situazione, le nazionalità dell’impero si mettono per la difficile via dei loro risorgimenti, la Polonia tenta, nel 1863, per l’ultima volta nel secolo, di riconquistare la propria indipendenza, l’intelligencija prende coscienza dell’immenso compito che l’attende, e la gioventù dà vita alla prima organizzazione clandestina, «Terra e Libertà». Lo zarismo ripiega allora verso la reazione, col risultato di esasperare i conflitti e di riportare ancora una volta il dibattito nel sottosuolo. Il nihilismo, il terrorismo, la disperata volontà di rivolta di Necaev chiudono gli anni ’60, decennio decisivo nella storia moderna della Russia.