Da quasi quarant’anni Elias Canetti tiene dei ‘quaderni di appunti’ che un giorno appariranno, si può supporre, come una delle opere più sorprendenti del nostro tempo. Ma già questa scelta, fatta da Canetti stesso, e che ora pubblichiamo, è un libro che lascia tracce indelebili su chiunque gli si avvicini. Qui abbiamo davanti a noi un pensiero e un’immaginazione incandescenti e ribollenti per l’intensità, e al tempo stesso soggetti a una disciplina che li obbliga a manifestarsi soltanto quando il loro materiale ha raggiunto la durezza e la lucentezza del diamante. Canetti, questo esemplare «nemico della morte», ha sempre posto esigenze assolute allo scrivere. Dal suo unico, e imponente romanzo, Auto da fé, alla sua opera centrale, Massa e potere, ogni libro di Canetti è una sfida gettata contro un avversario strapotente, che si insinua in ogni piega delle cose: la morte. E, intrecciata a essa, è l’immagine del potere, di cui Canetti ha saputo illuminare, come nessuno oggi, i terribili segreti.
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Elias Canetti – Il cuore segreto dell’orologio. Quaderni di appunti 1973-1985
I lettori di Canetti sanno che, nella sua opera, dietro le parti visibili si erge un massiccio in larga misura invisibile: quello degli appunti, che Canetti scrive ormai da decenni. Di questi «appunti» conoscevamo sinora La provincia dell’uomo. E qui si aggiunge Il cuore segreto dell’orologio (1987), che comprende gli anni 1972-1985, il periodo in cui Canetti ha scritto i tre volumi della sua autobiografia. Ancora una volta troveremo qui aforismi, immagini balenanti, schegge di ipotesi, romanzi in due righe, riflessioni su scrittori amati e avversati (memorabili gli accenni a Aubrey, a Joubert, a Walser, a Zhuang-zi), osservazioni su un’immensa varietà di temi, infine frammenti di un dialogo serrato con se stesso che permette di intravedere, attraverso preziosi spiragli, le linee di un autoritratto sempre in formazione. Qui, più che mai, Canetti è incisivo, aspro, tagliente, spinto da una sorta di furia dell’essenziale. Il tempo, che induce molti ad arrotondare le punte, per Canetti agisce in senso opposto: ogni elemento subisce una accentuazione e agisce sul lettore come una scossa ravvivante. E, al tempo stesso, mai come in questi «appunti» Canetti sembra concedersi scioltezza di respiro e libertà di movimento in ogni direzione, come se in questa forma trovasse il contravveleno alla poderosa concentrazione che esigono da lui, volta per volta, le sue singole opere. Mai come negli «appunti» Canetti tiene fermo a se stesso e si permette di andare contro se stesso, seguendo un’oscillazione concisamente descritta proprio in queste pagine: «Chi obbedisce a se stesso soffoca non meno di chi obbedisce ad altri. Soltanto l’incoerente non soffoca, colui che si dà ordini ai quali si sottrae. Talvolta, in circostanze particolari, è giusto soffocare».
Elias Canetti – Un regno di matite. Appunti 1992-1993
Canetti appartiene a quegli scrittori che nella vecchiaia hanno raggiunto un grado altissimo di libertà e sovranità dello spirito – qui applicata a ritessere ancora una volta il suo pensiero su temi che lo hanno da sempre accompagnato: la massa, la morte, il mito. Ma la forma degli «appunti», mirabilmente agile, consente a Canetti anche di puntare in tutt’altre direzioni: ammirazioni relativamente recenti e intensissime, come quella per Robert Walser; avversioni antiche che di continuo si riaccendono, come quella per Nietzsche; ricordi acuminati di persone che nella vita di Canetti molto hanno contato, come l’antropologo Franz Steiner o il viennese Abraham Sonne; reazioni a onnivore letture, sempre in corso; infine riferimenti agli orrori del momento, in questo caso Sarajevo e i suoi massacri. E sempre usciamo da queste densissime stenografie corroborati e rinnovati.
Elias Canetti – Potere e sopravvivenza. Saggi
Pochi scrittori hanno oggi il grande pregio di Elias Canetti. Romanziere, saggista, drammaturgo, autore di un ricchissimo diario, la sua opera, a partire dagli Anni Trenta, è tutto un ostinato e ossessivo combattimento con alcuni grandi temi: la massa, il potere, la metamorfosi, il rifiuto della morte, riflessi ogni volta in forme diverse, affrontati nei loro più elusivi segreti, colti nelle più varie manifestazioni, illuminati dall’interpretazione dei testi più diversi: antropologici, letterari, storici, filosofici.
In questo volume, che raccoglie scritti recenti di Canetti, il lettore troverà prose dense e fulminee, dedicate, fra l’altro, agli ultimi anni di Tolstoj, alla fascinazione di Karl Kraus – che ebbe un’influenza capitale sulla giovinezza di Canetti, a Vienna –, ai folli progetti architettonici di Hitler, al senso segreto dell’insegnamento di Confucio, al diario di un testimone di Hiroshima – infine al tema che dà il titolo al libro e segretamente ricompare in tutti questi saggi: il potere e la sopravvivenza. Insieme narratore e pensatore, Canetti concentra qui in poche pagine e in una prosa straordinariamente incisiva, una riflessione e un’esperienza lungamente maturate, che lasciano una traccia indelebile su tutti gli argomenti che toccano.
Elias Canetti – Il testimone auricolare. Cinquanta caratteri
Avete mai incontrato il Leccanomi o il Tirainlungo? O l’Appaltadolori e la Filaguai? O la Sultanomane e il Bentistà? Mah… Per mettere in chiaro le cose e constatare che dietro nomi tanto inusitati si celano molte nostre vecchie conoscenze, oltre a un discreto numero di esseri fantastici e insieme plausibili, occorre sfogliare con attenzione le pagine di questo libro, fra i più leggeri ma non certo meno taglienti di Elias Canetti. Vi troveremo non già una galleria di ritratti morali, alla Teofrasto o alla La Bruyère, ma un album di fisionomie auditive, altrettanto spiccate e inconfondibili di quelle visive. Qui è all’opera un implacabile ascoltatore, il Testimone auricolare, che, se «non affatica la vista, in compenso ha un udito tanto più fine», prende nota di tutto ciò che sente e lo trasforma in personaggio. Lo seguiamo con qualche sgomento per la sua precisione, e insieme gli siamo riconoscenti: grazie a lui scopriremo infatti da quale archetipo discendono certe voci che abbiamo incontrato e ancora ci molestano nel ricordo perché non abbiamo saputo identificarle con sicurezza.
Adolf Loos – Parole nel vuoto
«Adolf Loos e io, lui letteralmente, io linguisticamente, non abbiamo fatto e mostrato nient’altro se non che fra un’urna e un vaso da notte c’è una differenza e che proprio in questa differenza la civiltà ha il suo spazio. Gli altri invece, gli spiriti positivi, si dividono fra quelli che usano l’urna come vaso da notte e quelli che usano il vaso da notte come urna» KARL KRAUS
Isaac B. Singer – Il Golem
Un classico della letteratura, una grande leggenda, un premio Nobel: Isaac B. Singer. Chi era il nonno dei robot? Il Golem è forse uno dei più antichi esseri artificiali leggendari: un gigante di argilla creato, su ispirazione divina, da un rabbino, in aiuto degli Ebrei di Praga; un enorme fantoccio che si anima sono quando in fronte gli viene inciso il completo Nome di Dio. In un primo tempo il Golem ubbidirà agli ordini, ma poi comincerà ad avere vita propria, a essere invaso dalla malinconia, a sentirsi solo e diverso. E tra mito, filosofia e fantascienza, la sua storia avrà un finale fiabesco, che lo accomuna a quello commovente e immortale della Bella e la Bestia. Con le illustrazioni di uno dei più grandi maestri italiani, Emanuele Luzzati.
Consiglio a cura di enNyHermann.
Heimito Von Doderer – I demoni
Una miriade di personaggi, le cui vicende corrono parallele, s’incontrano, s’intrecciano per un attimo o lungo tutto il corso della narrazione, crea nei « Demoni » un piccolo cosmo sociale, che è lo specchio della società viennese degli anni ‘20. Alla coesione interiore del romanzo contribuisce senza dubbio anche la funzione particolare attribuita all’ambientazione topografica. La Vienna di Doderer, descritta con una precisione e una minuzia che permetterebbero di ricomporre con facilità gli itinerari dei suoi personaggi, non è semplice sfondo, ma concreto scenario storico evocato spesso con nostalgica puntigliosità.
Consiglio offerto da Athanasius.
Gustav Meyrink – La notte di Valpurga
La notte di Valpurga, è uno dei romanzi più significativi del Novecento. Fu scritto da un autore che, insieme a Franz Kafka e a Rainer Maria Rilke, è tra i protagonisti della letteratura cecoslovacca e mitteleuropea. Dotato di un caratteristico stile grottesco, fantastico, espressionista, Meyrink, da un certo momento della sua vita, a seguito di una profonda crisi, si dedicò a temi lagati all’occultismo e al mistero. La notte di Valpurga, la notte delle streghe – celebrata tra il 30 aprile e il primo maggio – appartiene alle leggende e alle tradizioni della letteratura demoniaca, ma, nelle pagine di Meyrink, diventa la rappresentazione dell’apocalisse di un mondo, l’inabissarsi di un impero – quello austroungarico – la fine di un secolo. Notte di scontro di desideri e di passioni del corpo e dell’inconscio, essa simboleggia lo sfacelo che l’Europa visse nel 1917, mentre infuriava la prima guerra mondiale e iniziava la rivoluzione russa. Lo scrittore austriaco ha saputo magistralmente tratteggiare quest’umanità dolente, sconvolta tra realtà e sogno, l’ipocrisia borghese e la crescente follia che serpeggiò in quegli anni nel vecchio continente.
Consiglio a cura di enNy.
Peter Handke – Infelicita senza desideri
Con questo libro Handke ha raggiunto un equilibrio di scrittura che la critica non ha esitato a definire “classico”: di fronte al suicidio della madre, appreso dal giornale, l’ancor giovane scrittore austriaco sente l’ardua necessità di ricomporre con le parole quest’esistenza mancata, quella vitalità offesa e ridotta a meccanismo biologico e coatto. Apparso in lingua tedesca nel 1972, divenne subito un imprevisto best-seller, e resta forse, ancora oggi, il libro più amato di Handke.