È possibile, non so se augurabile, dati i tempi letterari che corrono che Essi pensano ad altro faccia render giustizia a Silvio D’Arzo. Che, presentato da quel magicien ès lettres che era Roberto Longhi e dal sottoscritto per Casa d’altri, si ebbe anni e anni fa, al più famoso premio letterario italiano, soltanto i voti (o poco più) dei due suoi ingenui e provocatori presentatori. Attilio Bertolucci
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Guido Ceronetti – Per le strade della vergine
«Gray diceva che chiunque poteva scrivere un buon libro, ed era semplicemente la storia della sua vita» recita la lettera di Stendhal in epigrafe a questo libro. “Per le strade della Vergine” è proprio questo: ‘semplicemente’ la storia della vita di Ceronetti fra il gennaio 1988 e il luglio 1996. Uno zibaldone, «per chi sa quali futuri lettori», che raccoglie viaggi, incontri, ossessioni, amori, lutti, sogni, letture, malattie, amicizie illustri, riflessioni liriche e scene di vita quotidiana, divagazioni oniriche e cronache minuziose. Un itinerario irresistibile, che restituisce il ritratto di uno dei protagonisti della cultura italiana nella sua irriducibile peculiarità.
Beppe Fenoglio – Tutti i romanzi
La paga del sabato, La malora, Primavera di bellezza, Il partigiano Johnny, L’imboscata, Una questione privata e I penultimi: tutti i romanzi di uno dei massimi scrittori del Novecento. Oltre a quelli ambientati durante la Resistenza, che per «il partigiano» Fenoglio ha rappresentato un’esperienza assoluta, ilvolume raccoglie anche i romanzi piú propriamente «langhigiani». Dietro a ognuno di essi sta l’incessante sperimentazione dello scrittore, dagli anni Cinquanta fino ai suoi ultimi giorni: i personaggi e le vicende raccontati con un linguaggio vero e preciso, il piglio svelto e concreto, la capacità di osservare gli eventi da prospettive diverse, il senso dell’epica, il talento di consegnare in poche battute personaggi memorabili.
Beppe Fenoglio – Tutti i racconti
Racconti della guerra civile, Racconti del parentado e del paese, Racconti del dopoguerra, Racconti fantastici: è in base a quest’ordine voluto dallo stesso Fenoglio che vengono qui raccolti per la prima volta tutti i suoi racconti. Oltre alle storie partigiane il cui nucleo tematico fu inaugurato dai Ventitre giorni della città di Alba, la parte piú cospicua del volume è costituita dai racconti «langhigiani», che tra vari progetti occuparono lo scrittore piemontese prima e dopo Il partigiano Johnny. Dietro ad essi sta l’enorme lavoro di Fenoglio, dagli anni Cinquanta fino ai suoi ultimi giorni: i personaggi e le vicende raccontati con un linguaggio vero e preciso penetrano il «mistero» della spietatezza dei rapporti umani e riportano a un paesaggio esistenziale che, attingendo a una memoria parentale o collettiva, rivela stralci di vita di una provincia per sempre perduta. In appendice il Diario e un breve testo velatamente autobiografico.
Beppe Fenoglio – Il libro di Johnny
In un primo momento Beppe Fenoglio aveva ideato un unico grande ciclo di Johnny, che partiva dagli anni del liceo di Alba, proseguiva con il corso ufficiali, l’8 settembre, il complicato e pericoloso ritorno in Piemonte, l’adesione alla guerra partigiana, il passaggio dai garibaldini ai badogliani. Successivamente però, su indicazione editoriale, Fenoglio riscrisse la prima parte di questo suo ambizioso progetto narrativo trasformando Primavera di bellezza in un libro autonomo: tagliò le prime ottanta pagine e aggiunse tre capitoli finali facendo morire velocemente Johnny al primo scontro a fuoco. La seconda parte, riscritta più volte, fu abbandonata e recuperata postuma con il titolo Il partigiano Johnny. In questa edizione Gabriele Pedullà ricostruisce per la prima volta il continuum narrativo del grande romanzo così come Fenoglio l’aveva pensato e concepito. E la saga di Johnny riemerge in tutta la sua forza epica. *** Presa nella sua integralità la storia del Libro di Johnny si rivela ispirata a un preciso modello epico. Con la prima parte del volume dedicata alle peregrinazioni di Johnny lontano da casa e la seconda parte incentrata sulla guerra nelle Langhe, Fenoglio dimostra di avere consapevolmente ripreso l’architettura dell’Eneide, dove ai primi sei libri ispirati alle peregrinazioni di Ulisse e all’Odissea seguono altri sei libri costruiti sulla falsariga dell’Iliade. Di questa struttura bipartita il disfacimento dell’esercito rappresenta il punto di svolta: la fine dei viaggi e l’inizio del vero e proprio ritorno a casa. Con la fuga del re e di Badoglio e il rientro di Johnny ad Alba comincia a tutti gli effetti un’altra storia, e si comprende facilmente per quali motivi Fenoglio avesse ipotizzato di interrompere il romanzo proprio qui nella vagheggiata edizione in due volumi.
Lalla Romano – Maria
Intorno a questo personaggio, Lalla Romano costruisce la storia di una famiglia negli anni trenta e quaranta, ritratta nel flusso quotidiano e inesorabile di affetti, avvenimenti, drammi. Ogni gesto o sentimento è evocato con la discrezione e il riserbo di chi vuole mantenere intatta la voce segreta che ciascun personaggio porta con sé. “Non c’è nella letteratura di quegli anni-ha scritto Pietro Citati-libro più essenziale, più nudo”. Accanto a Maria, le figure di Fredo, il nipote prete morto di tisi, lo zio Barba e molte altre donne, tutte rivelatrici di un mondo austero, malinconico (“anche voler bene stanca”) e dolcissimo, così tenero da diventare straziante. Maria fu pubblicato nel 1953 nei “Gettoni” di Vittorini: fu accolto da Gianfranco Contini come “un piccolo capolavoro” e da Roberto Longhi e da Eugenio Montale come un “libro indimenticabile” e “bellissmo”.
Lalla Romano – Le parole tra noi leggere
«Minuziosamente, con una precisione di cartella clinica niente affatto pietosa, vengono registrati gli incontri-scontri fra istinti analoghi e divaricati in una quasi sacrilega ricerca di reciproca offesa. Ogni scoperta della donna è un trauma, ogni iniziativa del ragazzo è scontrosa, fiera di autonomia dissacrante. La sommessa, limpidissima poesia dell’autrice, quel suo procedere per vuoti aerei e grumi essenziali, vengono qui coscientemente sacrificati: probabilmente a indicare una nuova strada da percorrere e da proporre… Virginia Woolf, auspicando la nascita del grande scrittore totalmente femminile, ha piú volte insistito sulla necessità che esso si manifesti con caratteri del tutto autonomi dall’esempio e dal modello dello scrittore tout court : finalmente libero dalla leggenda leggiadramente minoritaria della letteratura femminile. Forse questa prova della Romano va considerata in questa direzione. Coraggiosa in piú di un senso». Anna Banti *** Le parole tra noi leggere , il libro di maggior successo di Lalla Romano, fu pubblicato per la prima volta nel 1969 e vinse il Premio Strega.
Lalla Romano – La penombra che abbiamo attraversato
«Affrescato a motivi pompeiani, l’ “Albergo Europa” è un microcosmo in cui l’armonia di una società patriarcale è attraversata da trasalimenti e ombre e interrogativi. Siamo negli anni attorno alla Prima Guerra Mondiale. Si è detto “microcosmo” non per dire: questo mondo è piccolo davvero, è un paese di montagna in una delle valli di Cuneo, un paese con i bassi porticati e i balconi di legno; ed è il mondo davvero, per la bambina che vi nacque e lo registrò ora per ora. L’immagine proustiana del titolo significa qui l’infanzia, età in sé folgorante, ma ombrosa, oscura per chi la guarda dall’altra sponda, quella della maturità; ma è anche la vita stessa, lo spazio che deve essere riattraversato per ritrovare la tormentosa età, nella quale a nostra insaputa tutto era stato giocato una volta per tutte. Il riscatto del tempo è il motivo vero del raccontare di Lalla Romano. Sin dai primi libri si è venuto precisando il filo di una poesia tutta discrezione e rigore che consiste nel raccogliere come rivelatori proprio i momenti della vita che si sogliono chiamare dispersi». Italo Calvino
Edgardo Franzosini – Questa vita tuttavia mi pesa molto
Ciò che fa di Edgardo Franzosini uno scrittore diverso da qualsiasi altro è la sua capacità di raccontarci storie vere di personaggi, generalmente poco noti, che sembrano inventati per quanto sono fuori del comune. In questo libro Franzosini ci regala un’altra delle sue ipnotiche «vite immaginarie» percorrendo, con quella visionarietà e quella levità che lo contraddistinguono, la breve, singolare esistenza dello scultore Rembrandt Bugatti (fratello di Ettore, il fondatore della casa automobilistica, il quale sceglierà proprio il suo Elefantino danzante per il tappo della lussuosissima Bugatti Royale), divenuto celebre negli anni Dieci del Novecento per i suoi bronzi raffiguranti animali, di preferenza non domestici: tigri, giaguari, pantere, elefanti, leoni… Con gli animali Bugatti ha sempre vissuto in una sorta di struggente empatia, passando ore e ore davanti alle gabbie del Jardin des Plantes, a Parigi, o negli splendidi edifici orientaleggianti dello zoo di Anversa, a guardarli vivere, muoversi, mangiare, soffrire – identificandosi totalmente con loro. Al punto da subire un autentico shock allorché, di fronte alla minaccia dei bombardamenti tedeschi, le autorità del Belgio decisero di sterminare tutte le bestie dello zoo. «Non sono in molti» ha scritto Giuseppe Pontiggia a proposito di Franzosini «a scrivere libri che hanno questa leggerezza e questo humour discreto».
Edgardo Franzosini – Sotto il nome del Cardinale
Ripamonti, chi era costui? Un nome che alle orecchie dei più non dice granché; o forse risveglia una vaga eco, persa nella nebbia dei ricordi scolastici: una delle fonti dei Promessi sposi – in verità, come scopriremo, la prima e la più importante. Incuriosito da quella che gli appariva quasi una damnatio memoriae, Franzosini ha cominciato a indagare sui reali motivi per i quali, dopo essere stato un protégé di Federico Borromeo – che lo nominò Dottore dell’Ambrosiana e lo accolse nel palazzo arcivescovile –, il presbitero-storico abbia subìto, proprio da parte del Cardinale, una «fiera persecuzione», costata quattro anni di carcere duro. Scavando negli archivi, spulciando fra i testi, rileggendo ogni sorta di documenti, Franzosini ci svela a poco a poco una verità diversa da quella delle carte processuali, che parlano di magia e stregoneria, libri proibiti e insubordinazione (e accennano persino al «peccato nefando» di sodomia): che all’origine di tutto ci sia (come scrive dal carcere lo stesso Ripamonti) un «fatto mirabile, incredibile», o piuttosto «orribil e atroce», il fatto cioè che esistano signori i quali «aspirano a guadagnarsi fama immortale con lavori faticati da mani che non sono le loro, ed ai quali appongono il proprio nome». Anche se si tratta di un nome santo come quello dello stesso Federico Borromeo. Franzosini conduce la sua indagine con mano sicura e, con un montaggio perfettamente congegnato, costruisce un intreccio polifonico in cui convergono e si intersecano una quantità di storie; e grazie anche a un tono narrativo leggero e insinuante – conforme alla sfuggente materia che cerca di avvicinare – ci offre un denso, affascinante affresco della curia ambrosiana nel XVII secolo.