“Proleterka” è il nome di una nave. Attraccata a Venezia, aspetta di portare in Grecia un gruppo di rispettabili turisti di lingua tedesca. Gli ultimi a salire sono un signore che zoppica lievemente e sua figlia non ancora sedicenne. Fra padre e figlia c’è un’estraneità totale, e insieme un legame che risale a un tempo remoto e oscuro – e sembra precedere le loro esistenze. In quel viaggio, la figlia vorrebbe conoscere qualcosa di più di quella persona inverosimilmente ignota dagli «occhi chiari e gelidi, innaturali». Ma soprattutto sente una furia di scoprire quell’altra cosa ignota che è la vita stessa, sino allora soltanto fantasticata. E la crociera sulla “Proleterka” è predestinata a iniziarla: «La “Proleterka” è il luogo dell’esperienza. Quando finisce il viaggio, lei deve sapere tutto». Un giorno, visto dalla specola del ricordo, il passaggio su quella nave, che aveva la patina vibrante di ciò che accade per la prima volta, diventerà un viaggio nella terra dei morti, fra quegli esseri che «vengono incontro tardi» e «richiamano quando sentono che diventiamo prede ed è ora di andare a caccia». I due viaggi si intersecano e si sovrappongono con una impavida naturalezza, fondendosi in una prosa che sa penetrare come una lama nella zona segreta dove si nasconde l’emozione.
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Fleur Jaeggy – La paura del cielo
Sette storie oscuramente complici, rapide e scarne, che sembrano incise da un bulino. Un sottile terrore, un gelo segreto, una subdola propensione al delirio si annidano nei gesti e nei luoghi di questi racconti ironici e violenti. L’aria è ingannevole, appena mossa dal soffio del Föhn, il favonio, vento «dolcemente pericoloso» che inclina allo spleen e alla paura del cielo.
Fleur Jaeggy – I beati anni del castigo
Un collegio femminile in Svizzera, nell’Appenzell. Un’atmosfera di idillio e cattività. Arriva una «nuova»: è bella, severa, perfetta, sembra che abbia già vissuto tutto. La protagonista – un’altra interna del collegio – si sente attratta da questa figura, che lascia intravedere qualcosa di quieto e terribile. E il terribile, a poco a poco, si scopre: è la terra di nessuno tra perfezione e follia. Lo stile limpido e nervoso, l’acutezza delle notazioni, l’intensità di questa storia fanno risuonare una corda segreta, quella che si nasconde nell’immaginario collegio da cui tutti siamo usciti. E ci lascia toccati da un’emozione rara, fra lo sconcerto, l’attrazione e il timore, come se al centro di un’aiuola ben curata vedessimo aprirsi una voragine.
Fleur Jaeggy – Vite congetturali
Le esistenze di De Quincey, Keats e Schwob raccontate come tre minuscoli romanzi.
Roberto Calasso – Il cacciatore celeste
Ci fu un’epoca in cui, se si incontravano altri esseri, non si sapeva con certezza se erano animali o de`i o signori di una specie o demoni o antenati. O semplicemente uomini. Un giorno, che duro` molte migliaia di anni, Homo fece qualcosa che nessun altro ancora aveva tentato. Comincio` a imitare quegli stessi animali che lo perseguitavano: i predatori. E divento` cacciatore. Fu un processo lungo, sconvolgente e rapinoso, che lascio` tracce e cicatrici nei riti e nei miti, oltre che nei comportamenti, mescolandosi con qualcosa che nella Grecia antica fu chiamato «il divino», “to` thei^on”, diverso ma presupposto dal sacro e dal santo e precedente perfino agli de`i. Numerose culture, distanti nello spazio e nel tempo, associarono alcune di queste vicende, drammatiche ed erotiche, a una certa zona del cielo, fra Sirio e Orione: il luogo del Cacciatore Celeste. Le sue storie sono intrecciate in questo libro e si diramano in molteplici direzioni, dal Paleolitico alla macchina di Turing, passando attraverso la Grecia antica e l’Egitto ed esplorando le connessioni latenti all’interno di uno stesso, non circoscrivibile territorio: la mente.
Fabrizia Ramondino – Althénopis
Negli anni fra il 1943 e il 1948 una bambina scopre un mondo nuovo, misterioso e selvaggio, in un paese sulla costiera, vicino a Napoli. Qualche anno dopo, morto il padre, la ragazza vive una continua peregrinazione da un parente all’altro, tutti piuttosto stravaganti e bizzarri. Infine, ancora qualche anno dopo, la scena si sposta in un ambiente chiuso, la casa dove vive la madre invecchiata e sola. Per completare la formazione della protagonista sarà necessario passare attraverso il conflitto generazionale. Il primo romanzo di Fabrizia Ramondino rimane un punto fermo nella sua opera narrativa. Il filo autobiografico, la trasfigurazione mitica dell’infanzia, la curiosità per le facce e per le parole, lo sfondo della storia, il percorso di individuazione, a volte giocoso a volte faticoso: sono tutti elementi intrecciati in modo inconfondibile che torneranno, rielaborati in diverse forme, nei suoi libri successivi.La scrittrice sarà costretta a un nomadismo continuo, dovuto alla guerra, ai terremoti, al carattere e forse anche a un destino stilistico che la farà stare sempre nello spazio sintattico del «tra»: tra le lingue, tra le città, tra le scritture, tra le persone, tra le tensioni politiche e sociali, tra le generazioni, tra le classi sociali; sempre alla ricerca di un «sentiero chiaro» da percorrere; sempre pronta a scorticarsi la pelle di dosso, e allo stesso tempo senza mai negarsi, anche nei momenti peggiori, a una relazione con il mondo e con gli altri e soprattutto con il mare. dalla prefazione di Silvio Perrella
Paolo Milano – Note in margine a una vita assente
Paolo Milano fu per trent’anni il critico letterario dell’«Espresso», autorevole e molto seguito per la precisione e la sobrietà dei giudizi. Ma quella sua attività cominciò dopo un lungo periodo di esilio a Parigi e New York, destino congeniale a un uomo che fu cosmopolita per vocazione (caso rarissimo fra gli italiani di quegli anni), curioso di ogni aspetto della vita letteraria e intellettuale – e non appartenne mai del tutto a un solo mondo. Così Paolo Milano accumulava conoscenze e osservazioni che non potevano incanalarsi tutte nella sua attività di critico. Molto restio a pubblicare libri, tenne a lungo un diario, sino a oggi totalmente inedito. Una sua parte, che comprende gli anni 1947-1955, fu da lui però sottoposta a un lavoro di scelta e messa a punto come un libro finito, provvisto anche di vari possibili titoli, uno dei quali è quello con cui oggi appare. Sarà una lettura preziosa: rare volte l’«aria del tempo» ha circolato con tanta libertà in un diario intellettuale di quegli anni. E insieme qui si scoprirà quella che forse era la prima vocazione di Milano: quella del chiosatore, del testimone (degli altri e di se stesso), che sa riportare un aneddoto significativo, commenta una frase sentita in una conversazione, riflette sui libri che legge, con il massimo di concisione e sempre con lucidità e spregiudicatezza.
Ottiero Ottieri – Cery
Ricoveratosi in una clinica svizzera per sottoporsi ad una cura di disintossicamento sia fisico che mentale, il nostro protagonista riuscirà a riaffermare con forza se stesso e la sua passione-malattia di vivere.
Ottiero Ottieri – De morte
Attraverso le proprie esperienze lo scrittore si racconta e indica le sue possibili forme per considerare il pensiero della morte.
Ottiero Ottieri – Il poema osceno
Un bisessuale convive dapprima con Flavio, un giovane sveglio ma afflitto da disturbi della personalità, poi con Samantha, una giovinetta che studia troppo e non trova il tempo per fare gli esami. Il maturo poeta non sa decidersi. Si sente onnipotente e insieme vittima di due fissazioni: il sesso e l’idea che prima o poi dovrà morire.