Franco Basaglia – La maggioranza deviante. L’ideologia del controllo sociale totale

La maggioranza deviante. L'ideologia del controllo sociale totale

In “La maggioranza deviante”, pubblicato per la prima volta nel 1971, Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia analizzano la tipologia della devianza e il suo inserimento all’interno del contesto sociale ed economico del periodo, quando in Italia la cultura psichiatrica era chiusa in una “ideologia della diversità” che sanciva l’inferiorità dell’altro (il malato di mente, il bambino difficile, l’immigrato). Il grosso problema che Basaglia mette in luce è costituito dall’organizzazione sociale custodialistico-punitiva, insufficiente a fornire una qualificazione precisa in cui inquadrare il deviante.

Franco Basaglia – L’utopia della realtà

L'utopia della realtà

Come ha scritto Franca Ongaro nella nota introduttiva, si tratta di una scelta «fatta seguendo i passaggi dell’evoluzione teorico-pratica di quella che è stata l’impresa di una vita». Un’impresa che da un lato ha contribuito in modo sostanziale al profondo rinnovamento della cultura sulla follia e la malattia mentale, e dall’altro ha ispirato la promulgazione della celebre e discussa legge 180 del 1978, che ha radicalmente modificato l’assetto dei servizi di salute mentale in Italia. E proprio oggi che si parla di rivedere quella legge è di particolare interesse capire la posizione di Basaglia, maturata sperimentando un originale percorso di superamento del manicomio e di costruzione di risposte nuove alla sofferenza mentale. La sua è stata una lotta contro un’istituzione manicomiale drammaticamente inadeguata e contro un sapere psichiatrico che l’ha giustificata, ed è stata insieme una proposta di trasformazione della pratica dei «tecnici delle scienze umane», perché non si ripetano i «crimini di pace» che hanno segnato le società democratiche del Novecento.

Franco Basaglia – L’istituzione negata

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«Noi neghiamo dialetticamente il nostro mandato sociale che ci richiederebbe di considerare il malato come un non-uomo e, negandolo, neghiamo il malato come non-uomo. Noi neghiamo la disumanizzazione del malato come risultato ultimo della malattia, imputandone il livello di distruzione alle violenze dell’asilo, dell’istituto, delle sue mortificazioni e imposizioni; che ci rimandano poi alla violenza, alla prevaricazione, alle mortificazioni su cui si fonda il nostro sistema sociale. La depsichiatrizzazione è un po’ il nostro leit-motiv. È il tentativo di mettere fra parentesi ogni schema, per agire in un terreno non ancora codificato e definito. Per incominciare non si può che negare tutto quello che è attorno a noi: la malattia, il nostro mandato sociale, il ruolo. Neghiamo cioè tutto ciò che può dare una connotazione già definita al nostro operato. Nel momento in cui neghiamo il nostro mandato sociale, noi neghiamo il malato come malato irrecuperabile e quindi il nostro ruolo di semplici carcerieri, tutori della tranquillità della società.» La grande lotta di Franco Basaglia comincia con un «no» totale per uscire da un circolo vizioso, spalancando le porte su un’istituzione, una scienza e una società che mostrano il loro volto denudato nelle sue vergogne più nascoste. Uno scandalo del ’68.