Norimberga e Tokyo sono state le sedi dei Tribunali penali internazionali istituiti per processare i nemici sconfitti della seconda guerra mondiale. Dopo la pausa della guerra fredda, l’esperienza della ‘giustizia dei vincitori’ si ripete a carico dei vertici politici e militari della Repubblica Federale Jugoslava, con in testa l’ex presidente Milosevic, e oggi, in Iraq, investe gli esponenti politici e militari del partito Ba’ath e il presidente della Repubblica, Saddam Hussein. Nulla però è accaduto ai criminali responsabili delle stragi atomiche di Hiroshima e di Nagasaki o dei bombardamenti delle città tedesche e giapponesi, nulla è accaduto alle autorità politiche e militari della Nato, responsabili della guerra di aggressione contro la Repubblica Jugoslava. E si può essere certi che mai verranno puniti i responsabili della strage di decine di migliaia di civili innocenti compiuta in Iraq dalle armate angloamericane. Del tutto impunite resteranno la strage di civili nella città irachena di Fallujah, così come le torture di Abu Ghraib. E altrettanto si può prevedere per i crimini commessi dalle milizie israeliane nel corso dell’occupazione militare della Palestina, per non parlare dell’etnocidio in corso in Cecenia. Occorre allora interrogarsi sul fallimento sia delle istituzioni universalistiche sorte nella prima metà del secolo scorso, sia della giurisdizione penale internazionale, incapaci non solo di garantire al mondo una pace stabile e universale -utopia irrealistica -, ma anche di condizionare l’inclinazione delle grandi potenze a usare la forza di cui dispongono. In primis gli Stati Uniti, orientati a svolgere il ruolo di potenza imperiale al di sopra del diritto internazionale. È sconfortante dover ripetere ancora una volta, amaramente, assieme a Radhabinod Pal, il coraggioso giudice indiano del Tribunale di Tokyo, che -solo la guerra persa è un crimine internazionale”.
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Danilo Zolo – Terrorismo umanitario. Dalla guerra del Golfo alla strage di Gaza
Il volume raccoglie una serie di saggi sul tema delle guerre di aggressione scatenate nell’ultimo ventennio dalle potenze occidentali in violazione del diritto internazionale. Le guerre “umanitarie” – dai Balcani all’Iraq, all’Afghanistan – sono state presentate come lo strumento principe della tutela dei diritti dell’uomo e dell’espansione della libertà e della democrazia. Si è trattato in realtà di conflitti fortemente asimmetrici, nei quali gli strumenti di distruzione di massa sono stati usati per fare strage di civili inermi, per diffondere il terrore, per distruggere le strutture civili e industriali di intere città e di interi paesi. Il fatto che in Occidente ci sia ancora chi continua a definire queste guerre “umanitarie” e persino “democratiche” – sostiene Zolo – chiarisce molto bene perché il global terrorism si sia diffuso in tutto il mondo sino a diventare la sola risposta tragica, impotente e nichilista – dei popoli oppressi. Sul piano teorico Zolo elabora una nozione di “terrorismo internazionale” profondamente diversa rispetto alle formule varate dagli Stati Uniti e accolte dalla maggioranza dei paesi europei e dei loro giuristi accademici.