Carl Gustav Jung – Opere Volume 10, tomo II. Civilta in transizione

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«Non che l’uomo contemporaneo sia capace di maggiori malvagità dell’uomo antico o di quello primitivo – sostiene l’autore nello scritto Presente e futuro (1956). – Soltanto che egli possiede oggi mezzi incomparabilmente più potenti per affermare la sua cattiveria. Se la sua coscienza si è ampliata e differenziata, la sua costituzione morale è rimasta arretrata. Questo è il grande problema del giorno». Siamo negli anni della guerra fredda, dei blocchi contrapposti, dove pareva che una linea netta stesse a separare i «buoni» dai «cattivi», considerati dalla parte avversa alla stregua di «incarnazioni del demonio». Il discorso di Jung, anche nei riguardi di questi temi, tende come sempre a sbriciolare certezze granitiche, a far risaltare provocatoriamente l’«altro» lato della questione, auspicando nei suoi lettori quel cambiamento di atteggiamento mentale che si pone quale unica «arma» efficace in vista della pace nel mondo, come egli afferma nello scritto inviato nel 1948 aII’Unesco.
Negli altri scritti che completano il volume, immediatamente posteriori alla guerra, Dopo la catastrofe (1945) e La lotta con l’Ombra (1946), Jung traccia infine una precisa diagnosi psicopatologica di Hitler e tenta di rintracciare nella psicologia del popolo tedesco i possibili motivi che hanno consentito l’ascesa e il successo politico del dittatore. Essi starebbero, secondo lo psicologo zurighese, in quel lato d’Ombra, di istintualita repressa e soffocata che, qualora non venga riconosciuto e integrato nella personalità cosciente, offusca la coscienza di ciascuno, innescando più devastanti e incontrollabili fenomeni di massa che spesso possono, come nel caso della dittatura nazista, acquisire un vero e proprio carattere delirante.

Carl Gustav Jung – Opere. Volume 13. Studi sull’alchimia

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Nell’antichità gli alchimisti furono sempre considerati con sospetto. Se il potere civile li mise fuorilegge, quello religioso li bollò con la scomunica. Non v’è da stupirsi quindi che i cultori di tale disciplina siano stati costretti da sempre a usare un linguaggio cifrato che li condannò all’incomprensione da parte dell’opinione pubblica. Jung, che studiò per circa un trentennio i testi alchemici, rivoluziona qui la prospettiva da cui osservare i contenuti di quest’Arte. Il linguaggio alchemico gli appare non tanto semiotico (un linguaggio cifrato), quanto simbolico, nel senso che neppure gli alchimisti erano consapevoli dei contenuti che, dal profondo della loro psiche, venivano ad affiorare nei loro testi. Nei saggi che compongono il volume, incentrati sia su personaggi di alchimisti famosi (Le visioni di Zosimo, 1938/1954; Paracelso come medico, 1941 e Paracelso come fenomeno spirituale, 1942) sia su simboli specifici delI’Opus alchemico (Lo spirito Mercurio, 1943/1948 e L’albero filosofico, 1945/1954) sia sui principi dell’alchimia cinese (Commento al «Segreto del fiore d’oro», 1929/1957), l’interesse di Jung si rivolge alle espressioni simboliche dell’alchimia, in cui egli vede proiettati contenuti archetipici. Gli alchimisti, quegli oscuri «filosofi», come amavano definirsi, gli «amanti della Sapienza», sono, secondo lui, degli psicologi ante litteram, intenti a scandagliare la prima materia, ossia l’inconscio, non tanto per pervenire a un risultato concreto di contraffazione dell’oro, come ritenevano i loro oppositori, quanto piuttosto per attuare un’opera di perfezionamento interiore, per procedere – nella ricerca della pietra filosofale – alla propria individuazione.L’alchimia viene ad acquistare così l’aspetto del tutto nuovo e avvincente di una «psicologia dell’inconscio collettivo proiettata» sulle sostanze e sui procedimenti volti a trasformare la materia, e si rivela perciò assai affine alla mitologia e al folclore. Il suo simbolismo è simile a quello dei sogni, da un lato, e a quello religioso dall’altro.

Carl Gustav Jung – Il problema dell’inconscio nella psicologia moderna [Epub]

CoverQuesto libro che in italiano prende il titolo dal problema dell’inconscio, costituisce in tutti i sensi la più efficace e piena introduzione per la lettura di Jung e il testo che meglio ne indica l’evoluzione del pensiero. I primi capitoli, forse i più interessanti e i più validi, dimostrano come la maggiore aderenza ai temi della psicologia venga espressa in primo luogo da un linguaggio cauto, spesso dubitativo, estremamente critico e problematico nei confronti delle sue stesse asserzioni. Gli ultimi saggi contenuti in questo volume indicano invece la via per speculazioni più ardite, pur senza staccarsi completamente da una terminologia psicologica (dalla Prefazione di Giovanni Jervis).