Durante i sei anni di guerra, i 17 milioni di soldati tedeschi hanno continuato a inviare lettere ai loro cari da tutti i fronti. Conservate in migliaia di archivi, sono praticamente tutte inedite e anche per questo la selezione compiuta da Marie Moutier ha uno straordinario valore: sono lettere che fanno parte di quelle testimonianze che propongono una visione del conflitto da parte di chi l’ha quotidianamente vissuto, su tutti i fronti, dall’invasione della Polonia fino alla caduta di Berlino. Se le lettere dalla campagna di Francia o all’inizio dell’operazione Barbarossa sono piene di speranza nei confronti della nuova grande Germania, quelle successive, scritte durante l’assedio di Stalingrado e lo sbarco in Normandia, si fanno via via più pessimiste. Una pagina dopo l’altra, il lettore assiste alle disillusioni dei soldato, alla stanchezza di fronte alla brutalità della guerra, al degrado delle condizioni fisiche e psichiche. Ma poiché sono questi uomini gli alfieri del nazismo in guerra, leggiamo anche la fede esaltata nei confronti della Germania hitleriana, la partecipazione ai massacri delle popolazione civili e la forza dell’ideologia nazionalsocialista nelle truppe del terzo Reich.