In un’intervista di pochi mesi precedente alla sua morte, Dumézil affermava che aveva scritto questo libro «per divertirsi». Ma i giochi di un sapiente sono quanto di più serio. E Dumézil stesso lo ha lasciato intendere nella seconda parte di questo libro, che è una illuminante riflessione su un altro enigma: il significato delle ultime parole di Socrate, «Siamo debitori di un gallo ad Asclepio». Secondo Dumézil, quelle parole erano la risposta del filosofo a un sogno. Con esse, Socrate mostrava di aver capito che la sua partita era già «stata giocata, nell’invisibile che comunica col nostro mondo solo attraverso oracoli, segni, sogni premonitori».